Il football nei Balcani: la Bosnia

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Un allenamento dei Sarajevo Spartans, squadra della Bosnia Erzegovina.

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Di: STAFF
Traduzione a cura di: Enrico Brazzi
A cura di: Valentina Ferrara

 

Gli europei si stanno accorgendo sempre di più della vasta presenza del football americano nel vecchio continente. In paesi come la Germania, l’Austria, la Francia, la Svezia e la Finlandia, per esempio, il football ha raggiunto un livello relativamente avanzato. La German Football League e la Austrian Football League hanno addirittura iniziato ad attirare attenzioni a livello mondiale, soprattutto grazie alla storica selezione al 5° giro del draft NFL del 2016 di Moritz Böhringer. Squadre come gli Swarco Raiders, i Carlstad Crusaders, i Vienna Vikings, i New Yorker Lions e molte altre stanno diventando nomi familiari.

Il progresso del football in Europa è innegabile. Tuttavia, se ci allontaniamo dai livelli più alti del football europeo, ci accorgiamo che questo sport è ancora nella sua fase di sviluppo. Su 50 paesi europei, 10 ancora non hanno una squadra. Stiamo parlando di Albania, Andorra, Grecia, Kosovo, Liechtenstein, Macedonia, Monaco, Montenegro, San Marino e la Città del Vaticano.

Metà di questi paesi si trovano nei Balcani, la regione del vecchio continente che forse sta affrontando più difficoltà, eccetto forse la Turchia e l’Ucraina, ma che, cosa molto interessante, può essere riconosciuta come il luogo dove trovare le radici della cultura europea. Che si stia parlando di democrazia, commercio internazionale, tecnologia navale, arte, religione, conquista del mondo, storia, poesia o teatro, la storia dell’Europa è iniziata nei Balcani. È ironico che i paesi balcanici rappresentino l’ultima frontiera dell’espansione del football in Europa. Tuttavia, nell’ultimo decennio numerosi paesi balcanici hanno mostrato una forte affinità verso il football.

The Growth of a Game ha completato la ricerca più dettagliata riguardante il football nei Balcani. In poche parole, siamo rimasti estremamente impressionati da come il football stia progredendo e prendendo piede nella regione.

Non esiste esempio migliore della Bosnia Erzegovina. Lo stato attuale del football in Bosnia ricalca gli stadi iniziali che questo sport ha dovuto attraversare in ogni paese durante il corso del proprio sviluppo.

Al momento, in Bosnia esiste una sola squadra, i Sarajevo Spartans. La squadra è stata fondata il 10 luglio 2011 con il nome di Sarajevo Tigers, per poi cambiare nome l’anno successivo.

Tony Gotovac, che gioca ricevitore, running back, quarterback e cornerback, è in squadra dalla sua fondazione. Tutto è iniziato da tre amici. “C’erano una palla, tre amici e un campetto d’erba. Tutto qui”. Questi ragazzi andarono in tre licei di Sarajevo per reclutare nuove leve. Una delle aule in cui entrarono era quella della classe di Tony, che da quel momento non riuscì più a fare a meno del football.

In un primo momento, gli Spartans non avevano neanche l’attrezzatura completa per vestire un giocatore. Il primo anno, durante le partite, quando l’attacco scendeva dal campo dava casco e paraspalle alla difesa e viceversa. Inoltre, non potevano neanche giocare partite in casa, dato che non avevano un campo a disposizione. La squadra non aveva né uffici, né palestra, né campo. Quello che avevano, tuttavia, era tanto cuore e amore per il football.

Oggi la situazione è abbastanza diversa. La squadra gioca nella Central Division della Central European Football League (CEFL-Central) e tutti e 46 i giocatori degli Spartans hanno l’attrezzatura necessaria per giocare. Il campo di casa è lo Stadio Olimpico di Sarajevo, dove hanno anche gli uffici. La squadra ha anche un allenatore e un quarterback americani e ha in cantiere la costruzione di una palestra per i membri della squadra.

La maggior parte di questa crescita può essere attribuita alla tenacia, alla dedizione e alla lungimiranza di Eldar Balta, il presidente della squadra. Un vero uomo del Rinascimento, Balta non solo gestisce la squadra, ma è anche uno studente di medicina, possiede e dirige una ONG e un’azienda di giardinaggio, oltre a essere coinvolto nello sviluppo di uno dei festival jazz più famosi d’Europa.

La sua idea riguardante il football in Bosnia, e riguardante i suoi Spartans, è incarnata in una frase che enfatizza la filosofia della squadra. “Stiamo costruendo un club. È diverso dal costruire una squadra. Una squadra è solo una squadra. Un club è una comunità, un luogo, un’identità, una famiglia”.

“Il football crea la possibilità per i giovani a rischio di entrare in una gang di unirsi a un’organizzazione molto più salutare. Il nostro club ha obiettivi più importanti del vincere solamente partite di football, e uno di questi obiettivi è dare ai giovani qualcosa che possano apprezzare e dal quale possano imparare la disciplina e il lavoro di squadra”.

Tuttavia, è importante non fare confusione. Gli Spartans devono affrontare molte avversità, anche sotto la fantastica guida di Balta. La squadra è ancora sprovvista di attrezzature da campo, fatica a trovare sponsor e incontra difficoltà quando si tratta di ottenere l’accesso a campi dove potersi allenare.

Per di più, il club deve affrontare ulteriori avversità a causa dell’attuale situazione politica della Bosnia, un paese fuori dall’Unione Europea e dall’Area Schengen. Tutte le volte che vanno in trasferta, devono attraversare la dogana, cambiare moneta e far fronte a tutti quegli inconvenienti e difficoltà che la maggior parte delle squadre europee non devono mai affrontare.

Il club ha faticato anche a raggiungere l’obiettivo di creare una federazione, che in Bosnia richiede la presenza di almeno 3 squadre. Nonostante gli sforzi profusi per facilitare la creazione di altre squadre in Bosnia, gli Spartans sono ancora gli unici in attività. Questo è un problema importante poiché, senza una federazione, lo status del club è bloccato a livello “amatori”. In Bosnia, essere bloccati al livello “amatori” è un vero problema. Essendo un club amatoriale, gli Spartans non possono godere dei diritti riservati ai membri delle altre federazioni, diritti che gli permetterebbero di ottenere un campo migliore e di richiedere sostegni economici governativi. Con una federazione, inoltre, potrebbe anche esistere una Nazionale, una cosa che gli Spartans non vedono l’ora di formare.

Non si può far altro che provare ammirazione e rispetto per tutte le persone coinvolte nello sviluppo del football in Bosnia. Le loro fatiche rappresentano le fatiche che ogni squadra ha dovuto affrontare agli inizi del proprio sviluppo, e sicuramente porteranno gli stessi frutti. Con una dirigenza di questa qualità, con la dedizione e la passione che alimentano gli Spartans, la realizzazione dei loro obiettivi più importanti (la creazione di una federazione bosniaca e lo sviluppo del football in Bosnia) non è una questione di “se”, ma di “quando”.

Non c’è modo migliore per definire lo spirito del club e condividere la storia del football in Bosnia se non tramite le parole ispiratrici di Tony: “È dura, ma devi amare questo sport abbastanza per poter attraversare quel periodo in cui non puoi neanche disputare una partita perché non hai abbastanza giocatori da schierare. Devi crederci e continuare a lavorare finché non succede qualcosa. E qualcosa sicuramente succederà”.

Voglio ringraziare profondamente Elder Balta e Tony Gotovac per avermi raccontato le loro storie e per avermi aperto gli occhi sulla storia del football in Bosnia. Che possano essere di ispirazione per tutte quelle persone che condividono le stesse passioni, le stesse fatiche e gli stessi successi.

Questo è il primo di una serie di articoli riguardanti lo stato del football nei Balcani. Per leggere il secondo articolo della serie, clicca qui.

 

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